Le fotografie
di Simone Martinetto ci fanno entrare nell'appartamento di Valentina, per raccontarci
la sua storia.
L'obiettivo inquadra come di sfuggita il suo volto e percorre,
come una macchina da presa, lo spazio della casa; non gli ambienti, che a mala
pena si riconoscono, ma piccoli frammenti, porzioni di realtà, ad un primo
sguardo raccolte quasi casualmente.
Solo nel succedersi degli scatti capiamo
che si tratta di una ripresa in soggettiva, che stiamo guardando con gli occhi
della protagonista, con la sua stessa fatica, la stessa difficoltà a mettere
a fuoco, a dare un senso a ciò che la circonda.
E' proprio questo
rovesciamento di prospettiva - una costante della ricerca dell'autore - che ci
consente di partecipare, di rivivere con un'intensità altrimenti impensabile
l'esperienza di questa donna, che è la nonna dell'artista, a cui progressivamente
è sottratta la possibilità di ricordare.
La casa diviene quindi
una specie di mappa della memoria, un microcosmo tappezzato di biglietti, a cui
aggrapparsi per non dimenticarsi di continuare a vivere.
Vanja
Strukelj