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La scelta dell'argomento da sviluppare è normalmente uno dei problemi più complessi che il fotografo si pone nel realizzare un portfolio, perchè si pensa che la novità tematica sia determinante al successo dell'opera. Il più delle volte si trascura come invece si può innovare agendo sul come si realizza l'opera, cioè sulla novità del linguaggio fotografico utilizzato. Il portfolio "Senza la memoria" di Simone Martinetto è un esempio di come la forza del linguaggio possa essere in grado di dare il valore della rivelazione anche a tematiche conosciute. Il linguaggio si gioca sulla tecnica impiegata e sulla poetica, cioè il punto di vista dal quale l'autore osserva il soggetto. In quest'opera la tecnica impiegata è la classica fotografia chimica a colori, mentre la poetica è molto originale. L'autore affronta il tema del disagio posto dalla perdita della memoria con un'idea concettuale fortemente incentrata sul "tempo", infatti così egli ci espone il suo punto di vista:
Che cosa saremmo senza il passato?
Dove andrebbero i nostri pensieri senza potersi riallacciare a quelli precedenti?
Come si complicherebbero le cose banali di tutti i giorni e che forma assumerebbe il nostro rapporto con il tempo?

L'aspetto temporale è stato ampiamente trattato dalla fotografia Concettuale italiana, ma in quest'opera esso assume una dimensione meno astratta perchè abbandona il binario della casualità fotografica per assumere un respiro più umanistico. Infatti l'autore ci mostra l'aspetto nel quale il tempo si incarna nel concetto di memoria. Egli sceglie il modo più efficace per analizzare questa immateriale funzione umana, indagando nella vita materiale di chi la memoria l'ha perduta. E' nel vedere le conseguenze dello smarrimento mnemonico nell'età anziana che l'autore ci fa comprendere l'importanza che il ricordare ha nell'esistenza di una persona. E' il coraggio di vedere intimamente i segni che contornano la vita di chi patisce questo disagio che ha permesso a Simone Martinetto di comprendere tanti aspetti sfuggitigli quando, prima della malattia, tutto era normale. Le sue domande iniziali muovono il processo creativo che si sviluppa indagando nel proprio privato come ci espone col suo breve testo introduttivo:
Questa è la storia di Valentina, delle sue difficoltà a ricordare e dei mille biglietti di cui è cosparsa la sua casa.
Valentina ha perso la memoria.
La causa non è chiara neppure ai medici: si pensa sia connessa all'uso quotidiano di ansiolitici e ad un esaurimento nervoso curato con l'elettroshock.
Valentina ha una figlia che la ama e non riesce a rassegnarsi al fatto che sua madre non sia in grado di ricordare qualcosa per più di 2 minuti; ma soprattutto non riesce a credere che in alcuni giorni non riconosca nemmeno lei e la scambi per la propria madre.
Valentina esce da sola di casa soltanto per fare il giro dell'isolato o per andare in parrocchia. Pinzato dentro la tasca delle sue giacche ha un biglietto che le ricorda chi è e dove abita.
Valentina è mia nonna e anche se spesso non ricorda il mio nome, io la abbraccio sempre. Ogni tanto prendo con me la chitarra e mentre suono, lei mi segue fischiando e canticchiando, assecondando il suo grande istinto musicale.

Il volto di Valentina appare solo nella prima fotografia; di lei vedremo, scandite nella sequenza del portfolio, solo altre tre immagini che riprendono le sue mani operose colte in procinto di esercitare altrettante diverse azioni. Questa prima immagine fotografica ha una funzione centrale per l'intera opera. La foto, fortemente simbolica per l'essenzialità che la caratterizza, è un dispositivo visivo di grande efficacia. In essa troviamo rappresentati, in una espressiva metafora, tutti gli elementi della vicenda: Valentina, l'assenza della sua memoria richiamata nei fogli sparsi sul tavolo, il mistero della sua fragile condizione umana rappresentato dal muro vuoto che invade tutta l'immagine. La scelta degli equilibri della composizione e della luce, rappresenta con una connotazione metafisica questa umanità smarrita nella dimensione temporale. Il suo volto buono ha un'espressione sospesa tra l'ansia e la rassegnazione; ben a fuoco esso ci appare posto in basso nell'angolo a destra, con i canuti capelli pettinati secondo il gusto di un'altra epoca. Dalla parte opposta dell'inquadratura, su un frammento di tavolo scuro, notiamo sfocati dei fogli scritti sparsi come pensieri persi. Il muro vuoto raccoglie la variazione della luce che dalla media luminosità giunge alla penombra connotando l'atmosfera con un tempo sospeso. Se il suo volto non compare più nelle altre immagini, dobbiamo dedurre che l'autore desidera sia presente solo questo in ogni momento della lettura della sua opera. Il portfolio si sviluppa con una sequenza che alterna a scenari dell'ambiente domestico altre immagini che sembrano mostrarci i biglietti come li possono vedere gli occhi di Valentina. Gli scenari domestici, sempre fortemente simbolici sospesi tra narrazione e metafora, ci rappresentano il suo rapporto con una vita sempre limitata ad un breve presente, quanto può durare la sua memoria. Un'esistenza scandita da appuntamenti con farmaci e con le normali faccende quotidiane compiute da una persona ancora autosufficiente. Le immagini nella loro sequenza evidenziano l'intrusione di altre persone nel governo della sua vita. Esse scrivono in mille biglietti disseminati nei luoghi specifici della casa le istruzioni per l'uso, finalizzate a far condurre al malato una vita igienica e salutare. Valentina vive sola nella sua abitazione piena di segni del proprio vissuto e con in ogni angolo dei biglietti, incollati, incastrati, appoggiati, che le spiegano cosa, come e quando si deve compiere una determinata azione, anche la più semplice. Le immagini dei biglietti sono eloquenti nel rappresentare la benevole invadenza dei parenti nella sua vita privata. Ci mostrano ampiamente questo aspetto che gioca su due informazioni: una il testo scritto, l'altra dove il messaggio viene lasciato. L'autore ci propone immagini documentarie tipiche dello stile concettuale ma con le sue inquadrature sfocate ci rappresenta anche la dimensione psicologica del soggetto nel leggere il messaggio. L'affiancare i biglietti agli oggetti personali fa assume alle immagini una forte spinta narrativa perchè se il messaggio denuncia la condizione attuale, gli oggetti ci parlano del passato. Le parole scritte invadono ogni aspetto della sua vita quotidiana, anche il più intimo. Colpiscono gli imperativi: devi..., non..., tutto... . Inteneriscono, per la bella storia umana, i messaggi relazionali: è venuta Mariuccia... , aspettare Gisella... . E' nel susseguirsi delle immagini divenute narrazione della vita interiore del soggetto che viene data al lettore la percezione di come il tempo scandisce le giornate che Valentina trascorre prevalentemente in casa. Ne esce la rappresentazione del mondo chiuso in cui l'età anziana condanna l'uomo a vivere condizionato da patologie che non lasciano scampo. L'elemento più dirompente è la progressiva perdita dell'autonomia fisica e mentale che priva la persona della propria intimità. E' qui il vero mutamento esistenziale: la propria casa, il proprio corpo, sono curati da terze persone che, anche se amorevolmente, impongono il loro ritmo e stile di vita. "Senza la memoria" rappresentata pienamente la vicenda umana e l'atto del cercare di comprenderla da parte di Simone Martinetto che si libera, non senza commozione, dal vincolo affettivo riuscendo a indagare con profondità scientifica in una parte del proprio privato elevandolo ad indagine sociale.

Silvano Bicocchi

 

 
 
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