Un uomo che dorme tiene in cerchio intorno a sè
il filo
delle ore, l'ordine degli anni e dei mondi.
Svegliandosi li consulta d'istinto
e vi legge
in un attimo il punto che occupa sulla terra,
il tempo che
è trascorso fino al suo risveglio;
ma i loro ranghi possono spezzarsi,
confondersi.
Marcel Proust
La ricerca del tempo perduto
Senza la memoria di Simone Martinetto è riflessione sul tempo e
indagine sulle dinamiche che presenziano alla sua perdita e al suo recupero. Primaria
ispirazione e indizio di questa riflessione è un caso familiare, dichiaratamente
(auto)biografico: l'emozionante storia della nonna Valentina, affetta da anni
da una grave forma d'amnesia, emerge attraverso i luoghi e i riti del quotidiano,
tra i biglietti che la figlia le scrive affinchè si ricordi cosa deve fare
e il suo sguardo su un presente in continua ricostruzione. Alla questione gnoseologica
dell'identità e del suo rapporto con il tempo, con il passato, l'autore
si accosta attraverso un'occasione biografica di cui scardina però l'apparenza
documentaristica offrendola a una dimensione simbolica che la carica di significati
universali: alla filosofia risponde con la vita, alla vita con l'arte.
Senza
la memoria è, fin dal titolo, opera di privazione, di sottrazione semantica
a cui corrisponde una sottrazione stilistica. La mancanza da cui si parte è
temporale: è perdita della memoria, cancellazione di ricordi e nozioni,
vuoto tra due pieni di esperienza. Questo tempo negato, vacante si traduce in
spazio, sia esso da svuotare fino a svelare l'analogia o da colmare in un eccesso
di compensazione. Il primo caso è il più frequente: la visione viene
rifiutata, lo spazio fotografico è a turno obliterato, parcellizzato, reso
fluido e sfumato. Del cruciverba appare definita soltanto una porzione trasversale,
luminosa, cinta da entrambi i lati d'indistinto. La pianta nel vaso si erge verso
l'alto, ma solo della parte superiore è offerta una visione nitida, le
piccole foglie donate con precisione allo sguardo del fruitore, in straziante
confronto con l'opaca ottusità del tronco e della base, sfumati ed imprendibili.
Così è il passare del tempo se non interviene qualcosa a fissarlo,
se non si serba memoria: il passato si sottrae al ricordo, il futuro è
imponderabile, l'unico lembo d'esistenza che è dato di scorgere è
il presente. Ma il presente scorto non si manterrà tale, sarà anch'esso
soggetto a continua metamorfosi nel tempo, sarà anch'esso, tra breve, passato.
E il passato sfugge. Scevro di passato e futuro, il presente non può che
svuotarsi di significato.
E' allora che si pone la necessità di una
ricostruzione di fondamento, di un sostegno di realtà che trova il suo
Ersatz formale nelle istruzioni scritte di fretta su foglietti di carta: direttive
e informazioni aiutano a definire i momenti di cui il presente è composto,
a percorrerlo nel giusto senso di marcia ("Di notte si dorme. [...] Non si passeggia.
Non si fa il letto. Non si va in cucina."), senza tuttavia facilitarne la comprensione.
Ciò risulta evidente nelle foto in cui la norma scritta viene privata
del suo oggetto e smascherata in quanto istruzione. In una di esse il messaggio,
affisso a uno degli scaffali del frigorifero, recita "Devi cucinare e mangiare
TUTTO questo pollo" e indica con due frecce lo spazio sulla destra, nel quale
non vi è però (più) nessun pollo. In un'altra, ancor più
significativa, del biglietto viene presentato solo un angolo e l'unica parola
leggibile è "Non": dell'ordine, della mise en scène di un senso
non è rimasta che una negazione, un diniego urlato al nulla.
Altrove
la dinamica è quella opposta: lo spazio viene stipato, gli oggetti si moltiplicano
e l'invadono, pur aderendo ad una sistemazione regolare. In tal modo si rivela
"in montaggio" il movimento di distruzione semantica e ricostruzione fittizia
che è alla base del recupero mnemonico.
Lo svuotamento semantico spalanca
una dimensione simbolica che si sostiene tramite un'analogia storica d'impianto
plurimo, e mercè questa carica l'opera di altri significati. Il processo
di recupero del tempo a livello individuale/biografico coincide infatti con quello
universale/storico, che lo ricalca ingigantendolo: così, Senza la memoria
si pone indirettamente quale indagine sui meccanismi della memoria sociale e storica,
ed in particolare di quella femminile. Il riscatto del passato, la ricerca del
tempo sono imprese prettamente femminili; la Storia è stata scritta dagli
uomini, le donne non ne sono state incluse che ai margini; in assenza di una Storia
da cui attingere, di una tradizione che trasmetta senso ai giorni del presente,
non resta che rifarsi alla storia individuale, lacunosa e priva di autorevolezza.
Ancora una volta, la visione costretta, limitata assurge a simbolo della condizione
di chi, vedendosi negare il passato, costruisce con i propri mezzi un presente
possibile. Protagonista dell'opera è dunque la creazione di un vuoto che
si fa luogo d'elezione e contenitore di potenzialità simboliche, ed è
quel vuoto a dominare la prima foto (o l'ultima, a seconda dei punti di vista),
rilucendo abbagliante tra il volto di Valentina ed i biglietti che le ricordano
chi è.
Anna
Cangiano