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Tra i selezionati del portfolio in piazza 2004 di Savignano sul Rubicone troviamo Simone Martinetto con il suo reportage "Senza Memoria". La quotidianità ci ha abituato ad ogni sorta di tragedia, tanto da rendere impossibile un minimo di serenità per chi non riesce ad assistere a tutto questo con un minimo di freddezza. Ci troviamo, in sostanza, ad affrontare le notizie che scorrono davanti a noi con lo stesso atteggiamento di un medico che, per la propria salvaguardia, segue con distacco professionale le vicende del proprio paziente. Spesso è così, fortunatamente non sempre. Può accadere che di fronte a drammi, vissuti con senso di impotenza, ci scopriamo assolutamente vulnerabili laddove veniamo coinvolti in piccole storie quotidiane, quelle che subiamo e viviamo tutti i giorni. Martinetto fa breccia nella nostra sensibilità, superando i filtri visuali precostituiti che catalogano e rendono marginali molti degli stimoli mediatici, arrivando alla nostra attenzione con null'altro che la semplicità. Un lavoro che, a dispetto di reportage che raccontano luoghi e genti lontane (forse troppo da noi), porta a riflettere su quanto abbiamo vicino, a volte proprio sotto casa. Nel nostro caso si tratta realmente di questo. Infatti, è il racconto di una nonna, la sua, che abita nello stesso condominio e che, a causa di una malattia, ha perso la memoria. Nasce da questa vicenda una storia sottile, fatta di biglietti, ricordi da fermare, note per ogni momento della giornata. E' un lavoro fresco che riesce con piacevole ironia a raffigurare una vita potenzialmente triste lasciando spazio ad una lettura positiva. In realtà, la percezione che si ha da osservatori è che tutto faccia parte di un gioco, un modo come un altro di vivere l'esistenza. Una vita regolata da appunti che, momento per momento, azione per azione, indicano in modo perentorio, ma garbato, cosa è bene fare e cosa no. Da qui la sequenza di note, biglietti, fogli saggiamente alternata a scorci casalinghi, come a voler forzatamente riportare la narrazione in un ambito reale. In tutto questo racconto appare solo una volta lei, Valentina, la protagonista. L'aria assente, lo sguardo rivolto verso l'alto di chi, sovrappensiero, cerca fra i suoi ricordi ma anche in quello che oggi rappresenta il suo quotidiano: un tavolo pieno di note. La casa diventa, così, un'unica grande agenda-diario, un raccoglitore di quanto va fatto ma anche di ciò che è appena stato. Martinetto ha saputo dosare dettagli e viste d'insieme, tracce del passato che convivono con un'evidente voglia di esserci ed ha saputo mostrare con delicatezza come i fogli, e le parole scritte, abbiano preso il posto di quanto è maggiormente personale per ognuno di noi: la memoria.

Maurizio Chelucci

 

 
 
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