Cosa significa avere la mente così colma di pensieri da non saperli controllare?

Quali sofferenze ma anche quanti momenti di poesia possono riempire la mente?


LA MENTE ALTROVE

 

Quando un giorno sono entrato in punta dei piedi nella residenza psichiatrica dei "Platani", non ho trovato gran parte degli stereotipi che di solito accompagnano i discorsi più comuni sulla malattia mentale. Ho incontrato sei persone con grandi difficoltà, a cui avevo il timore di poter arrecare io stesso un qualche danno o turbamento e non il contrario.


Stando con loro, dalla mattina alla sera, ho però scoperto a poco a poco quanti fantasmi ma anche quanti mondi fantastici si nascondessero nelle menti di queste sei persone. Parlare o semplicemente stare con loro voleva dire per me poter ampliare la mia conoscenza del mondo e dare spazio alla mia curiosità. Voleva dire arrivare facilmente ad un confronto intenso e profondo come di solito non accade con la gente considerata normale, spesso noiosa e plasmata da inutili freni inibitori o etichette formali.


Questo lavoro è simile a un cerchio, segue le vite di ciascuno di loro una alla volta sin dove si incontra con la vita di un altro; sin dove le vite si incrociano, per poi tornare al punto di partenza: la casa che condividono.


Per quanto isolata, la mente è sempre in contatto con qualcos'altro, che sia la realtà presente o un ricordo personale in cui si rifugia. Ma anche quando ci porta altrove c'è sempre un punto in cui il mondo interiore sconfina nel mondo fuori, mescolandosi con i luoghi e con gli altri pensieri che animano il mondo esterno.


In quel punto i pensieri interiori più intimi e lontani possono diventare visibili.