SIMONE MARTINETTO

Cosa significa avere la mente così colma
di pensieri da non saperli controllare?
Quali sofferenze ma anche quali momenti
di poesia possono riempire la mente?

 

LA MENTE ALTROVE

Quando un giorno sono entrato in punta di piedi nella residenza psichiatrica dei Platani, non ho trovato gran parte degli stereotipi che di solito accompagnano i discorsi più comuni sulla malattia mentale. Ho incontrato sei persone con grandi difficoltà, a cui avevo il timore di poter arrecare io stesso un qualche danno o turbamento e non solo il contrario.

Quando la AUSL e L’Università di Bologna mi hanno commissionato questo lavoro in occasione dell’anniversario della legge Basaglia che ha sancito la chiusura dei manicomi, ho deciso di vivere con i malati psichiatrici per due settimane consecutive. Stando con loro, dalla mattina alla sera, ho scoperto a poco a poco quanti fantasmi ma anche quanti mondi fantastici si nascondessero nelle menti di queste sei persone.

In alcuni casi, le loro difficoltà, erano problematiche comuni a molte persone: manie, pensieri ricorrenti, difficoltà di relazione, momenti di rabbia, cattivo umore, insicurezza, voglia di non invecchiare e restare ragazzi, ecc. Mi sembrava ci fosse soprattutto una differenza di intensità, ovvero una differenza di quantità e non tanto di qualità. Non ho mai voluto conoscere la loro diagnosi e parlare o semplicemente stare con loro voleva dire per me poter ampliare la mia conoscenza del mondo e dare spazio alla mia curiosità umana e relazionale. Voleva dire arrivare facilmente ad un confronto intenso e profondo come di solito non accade con la gente considerata normale, talvolta noiosa e plasmata da inutili freni inibitori o etichette formali.

Questo lavoro è simile a un cerchio, segue le vite di ciascuno di loro una alla volta sin dove si incontra con la vita di un altro; sin dove le vite si incrociano, per poi tornare al punto di partenza: la casa che condividono.

Per quanto isolata, la mente è sempre in contatto con qualcos’altro, che sia la realtà presente o un ricordo personale in cui si rifugia. Ma anche quando ci porta altrove c’è sempre un punto in cui il mondo interiore sconfina nel mondo fuori, mescolandosi con i luoghi e con gli altri pensieri che animano il mondo esterno.

In quel punto i pensieri interiori più intimi e lontani possono diventare visibili.